I have a dream

Lampedusa e Linosa I have a dream performance Federicapaola Capecchi

Federicapaola Capecchi

I have a dream

PERFOMANCE DI TEATRODANZA PER LA COREOGRAFIA DI FEDERICAPAOLA CAPECCHI

PER L’EVENTO SAVE MY DREAM

Una performance per rendere omaggio sia alle vittime dell’immigrazione clandestina sia all’isola di Linosa e di Lampedusa. Un corteo che parte dal mare …

Una performance/celebrazione scandita in due parti: una prima parte di schietta intonazione epico – narrativa, la seconda più lirica, aforistica, che arieggia i cori dell’antica grecia, che raccontano gli avvenimenti (o vi alludono) e insieme li commentano, accompagnandoli con partecipazione anche quando il punto di vista è solo quello del testimone. Pulita, secca, scabra, nulla concede alla retorica lagrimosa cui queste vicende spesso si prestano. Solo e soprattutto cadenza che dia ritmo, parlato e danzato, al dramma di questo viaggio senza tempo. Lasciando emergere uno stato d’animo, ora un ricordo, ora di nuovo un fatto di attualità o una riflessione di carattere politico o sociale. Che testimoni e celebri questo viaggio,lo strappo del non ritorno, il lirismo della speranza, l’impegno delle due isole, Lampedusa e Linosa, come di chiunque abbia cura e si faccia carico di altre vite umane. Ogni attore/danzatore incarnerà quegli uomini e quelle donne, quel mare che prima di vederlo è un odore, che prima che diventi tomba è un sudore salato, quella gente d’Africa, quegli innumerevoli, partiti scalzi e, a volte, rispediti come bagagli, da un nord che non è degno di se stesso. Venendo dal mare, la performance/celebrazione/ avrà un suo momento centrale a terra per poi proseguire oltre, fino a scomparire tra cielo, terra e mare. Con la semplicità e la profondità al tempo stesso che la danza può dare ai temi di attualità. Perché la danza è anche la voglia di affrontare l’importante complessità delle cose, da una diversa angolazione.

“Tempo fa, il sindaco di Lampedusa, Nicolini, scrisse una lettera accorata e bella, nella quale pretendeva – da tutti – provocatoriamente un telegramma di condoglianze per ogni morto– spiega Federicapaola Capecchi – Recentemente ho anche avuto modo di partecipare (come ormai faccio assiduamente da 9 anni) ad un evento nell’isola di Linosa, in memoria delle stragi del 3 e 13 ottobre 2013, e ben ricordo l’impegno del sindaco di Linosa Errera e la partecipazione (nonché la commozione) a quella giornata da parte di tutti gli isolani che si prodigano in silenzio, lontani di riflettori e telecamere, a dare soccorso e conforto come possono alle persone che sbarcano sull’isola in cerca di speranza. Con il mio lavoro mi occupo spesso di temi sociali (feci uno spettacolo al Play Arezzo Festival nel 2009 “Nella tasca delle onde”, che parlava anche dell’immigrazione; ho partecipato a “Le Antigoni della terra” sulle stragi impunite, eccetera); e come persona non mi sento estranea né indifferente, conoscendo anche bene l’argomento e la situazione. Per questo mi sento di omaggiarvi così, con il mio linguaggio e il mio tempo. Mentre nei Palazzi si cerca di modificare la  legge Bossi-Fini, forse una delle più discusse in materia di immigrazione, in quanto rende quasi impossibile l’ingresso regolare in Italia, costringendo alla clandestinità, tanto quanto vale per la legge Napolitano–Turco, fautrice dei famigerati CPT, Centri di Permanenza Temporanea che spesso diventano luoghi malsani e di lunga permanenza, noi vorremmo che fosse affrontata la vasta problematica connessa al tema della migrazione su un piano più “umano” che consideri la loro esistenza e appartenenza al mondo, non solo il loro naufragio e appartenenza a una nazione. Come dice Erri De Luca, “sono viaggi di sola andata. Solo andata. Righe che vanno troppo spesso a capo”, corpi che troppo spesso rimangono in mare, nomi che non si conoscono, storie disperse. Anche i corpi dell’ultimo naufragio – come le 283 vittime di Portopalo di Capopassero del ’96, per citarne una con numeri simili – non avranno sepoltura, né funerale, niente. Solo andata. Nei Paesi di provenienza di queste persone disperate spesso il funerale è una festa, qualche volta anche una danza: si piange il morto ma si festeggia quella che è stata la sua vita. Questo vogliamo fare regalandovi le opere dei 116 artisti che hanno aderito, festeggiare loro e voi, con la convinzione che anche un momento “di festa” dove riscoprirsi comunità e non dimenticare abbia ancora di più un senso, propositivo e costruttivo!”.

Federicapaola Capecchi

Lampedusa e Linosa I have a dream performance Federicapaola Capecchi

Federicapaola Capecchi

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2 risposte a "I have a dream"

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